Via Vergolano 8, Arco (TN)

Ospitali per tradizione

...dal 1956
alla ricerca del Buon Gusto...

Il Ristorante
 

Il Ristorante

Situato nel centro storico di Arco è il punto di riferimento per i buongustai, considerato il locale che vanta la più antica tradizione gastronomica dell’Alto Garda.

La collocazione nel Palazzo dei Conti D’Arco, costruito agli inizi del 1500, lo privilegia anche dal punto di vista architettonico, con sale affrescate e cortile d’epoca.
La gestione, iniziata da “Mamma Andreina” nel 1956, ha visto alternarsi in cucina tre generazioni, ma ha sempre cercato di non perdere di vista “la ricerca del buon gusto antico”, privilegiando i prodotti del nostro territorio ed i sapori “forti”.
Per cui troveremo sempre la carne “salada” cruda e cotta con “fasoi”, la trota “en saor”, le trippe in brodo, “l’orzet” alla trentina, gli “Strangolapreti” al burro fuso e salvia, le tagliatelle al ragù di lepre, il coniglio e il capriolo con polenta e funghi, la torta di carote e lo strudel di mele.
La cantina è ricca di vini trentini e nazionali che si abbinano eccellentemente con i piatti proposti.
Pur rimanendo legato alla tradizione che rimane il filo conduttore del locale, il menù offre piatti della cucina vegetariana e pesce di lago che incontrano sempre più spesso il favore dei clienti.
Un occhio di riguardo della gestione è costantemente rivolto al rapporto qualità-prezzo che riteniamo essere alla base del successo di un ristorante.

Il Palazzo del '500
 

Il Palazzo del '500

La prospettiva migliore sul Palazzo di Nicolò si apre davanti a chi giunge provenendo dall'estremità ovest di Via S. Stefano. L'edificio si innalza maestoso sull'erta del Dosso, le inferriate proteggono le grandi finestre del piano terra, nel sottogronda si intuiscono affreschi con temi mitologici e stemmi, sul tetto si ergono fantastici camini a torre.
Anche per chi entra dall'ampio portale di Via Vergolano, l'antica contrada di Vasocolante, si schiude un ambiente suggestivo che difficilmente si sarebbe potuto immaginare. Il cortile interno è rinserrato dal 'ferro di cavallo' dell'edificio.
L'occhio corre veloce sui muri, segnati da righe bianche che disegnano eleganti quadrattoni, e si ferma nell'affascinante sottogronda. Partendo da est incontriamo sullo spigolo lo stemma dei Collalto, inquartato in bianco e nero. Da questa antica e nobile famiglia della Marca Trevigiana proveniva la seconda moglie di Odorico d'Arco, Susanna marchesa Collalto.
Dopo lo stemma una prima scena: raffigura la vicenda di Muzio Scevola, una delle figure più note della storia di Roma; condotto dinanzi al re etrusco Porsenna, egli punisce con fuoco la mano che non aveva saputo uccidere il re nemico. Sotto questa prima parte di affresco si nota la firma del pittore che l'ha realizzato, nell'anno 1537: Dionisia di Arco. Si tratta di Dionisio Bommartini, la cui famiglia era originaria da Agrone nelle Giudicarie. Egli è l'autore probabilmente anche degli affreschi di palazzo Marchetti e nella chiesa di S.Rocco a Caneve.
Quasi certamente egli segue Nicolò a Mantova e di qui trae ispirazione per queste ed altre scene ispirate ai motivi cari all'umanesimo. Nell'angolo lo stemma dei Trautmannsdorf, inquartato di traingoli e rose, rossi in campo bianco. Regina, contessa Trautmannsdorf, aveva sposato in seconde nozze Paolo d'Arco, fratello di Nocolò d'Arco. Nell'angolo di nors-ovest si ammira innanzitutto l'insegna dei Clesio. Il manuale di araldica lo definisce 'Campo dello scudo partito: d'argento e di rosso a due leoni dell'uno dell'altro'.
Viene ricordato così il primo matrimonio di Regina di Trautmannsdorf con Iacopo di Clese, fratello del notissimo Bernardo, cardinale a Trento. Accanto lo stemma dei Serego - Malaspina. Paolo d'Arco aveva infatti sposato Laura Serego Malaspina figlia di Cortesia III Serego ed di Giovanna Malaspina. L'acquila nella metà superiore e le spade nel primo quarto provengono dall'insegna dei Serego, mentre lo spino che mette fiori ricorda i Malaspina. I Serego derivavano dall'antica gens italica dei Marassi di Vicenza detti appunto di Serativo o di Serego. I Malaspina invece erano nobili originari dell'alta Toscana; si spinsero poi in Sardegna ed anche nel Veronese. Conclude la serie dei riquadri una raffigurazione di una donna stesa, attorniata da putti.
Quest'ultima scena non ha, a prima vista, alcun legame con la storia romana. Sullo spigolo di ovest lo stemma, pultroppo rovinato, dei Gonzaga. Cecilia, marchesa di Gonzaga, aveva sposato Odorico d'Arco, portando senza dubbio una ventata di raffinatezza nelle residenze dei conti. Nel 1520 invece Nicolò d'Arco aveva sposato Giulia Gonzaga, del ramo di Novellara. Il legame con i signori di Mantova testimonia quale era l'importanza che la nobile famiglia dei Conti d'Arco aveva assunto del XV e XVI secolo.
Dal cortile, passando per una porta con l'architrave variamente scolpita, si entra in una grande stanza con il soffitto ad avvolto. E' la sala di Nicolò; il poeta ci aspetta in un angolo a ricordarci le gioie oneste della vita e l'obbligo del riposo per noi che siamo stanchi. Da vicino ora ammiriamo gli stemmi. Gerard Rill ricorda nella sua 'Storia dei Conti d'Arco' che era consuetudine, nel Cinquecento, decorare una grande stanza con gli stemmi dei casati con cui si era imparentati o con cui si tenevano rapporti di amicizia. Ognuno si sarebbe così sentito a casa propria e la serenità e l'allegria non sarebbe certo mancata durante i banchetti.
Abbandonando la sala di Nicolò, non si può salire al primo piano senza aver ammirato prima i formidabili sostegni del lungo balcone in pietra. Qui si entra in un'altra grande sala con un magnifico soffitto a cassettoni decorati con motivi finemente elaborati; ma sono le travi che riservano le immagini più belle. Agli stemmi che già abbiamo incontrato si alternano volti di giovani uomini e donne, uno diverso dall'altro ma opera di una medesima mano. Si potrebbe supporre che essi siano ritratti di personaggi di Casa d'Arco. Alcuni si distinguono per una particolare dolcezza espressiva. Alle pareti sono rimasti pochi brandelli di affresco, piccettati per di più.
Quel poco che è stato salvato dall'incria rivela motivi di carattere mitologico, con fauni e sirene che si muovono su un fondo scuro. Si intravedono gli stemmi di Odorico e dei Clesio. Il vento muove foglie gialle rendendo l'atmosfera ancor più irreale. Sotto l'attaccatura della prima trave, sul lato est, si coglie una lacerto di affresco di epoca anteriore. Sulla parete ovest, parzialmente rovinata, un grande stemma dei Serego-Malaspina. E qui non ci resta che chiudere gli occhi ed immaginare qulle grandi pareti completamente affrescate: sentiremo, in lontananza, il suono di un liuto.

Le ricette
 

Le Ricette

Ingredienti: 1kg di fagioli, 1 carota, 1 gambo di sedano, 5 foglie di salvia, rosmarino, alloro, sale, pepe, 1dl di olio di oliva, 1 etto di farina, 2 etti di maccheroncini.

La sera prima dell'uso si mettono ad ammollire in acqua fredda i fagioli che il giorno dopo metteremo a bollire a fuoco medio aggiungendovi sale ed un mazzetto di aromi (rosmarino, salvia, carote, sedano, alloro). Dopo circa un'ora e mezza di cottura si leva 1/5 dei fagioli lasciando bollire i rimanenti ancora 40 minuti.
A parte si prepara il 'brò brusà' con olio di oliva ben caldo e farina bianca, che faremo tostare in una padella di ferro fino ad ottenere una crema di colore bruno scuro.
Passare al passaverdura i 4/5 di fagioli fatti boliire e il brò brusà, fino ad ottenere un composto denso ed omogeneo al quale uniremo i fagioli interi portando poi ad ebollizione.
Unire dei maccheroncini e lasciar cuocere per circa 10 minuti.
Far riposare per un paio d'ore e servire tiepida con olio crudo e pepe o con latte freddo.

Ingredienti: 1kg di pane raffermo, 1/2 l di latte, 2 lucaniche, 1 etto di speck, 1 etto di coppa, prezzemolo, 3 spicchi d'aglio, 1 etto di grana trentino, 2 uova, sale, pepe, noce moscata, 2l di brodo di carne, 1 etto di burro, salvia e poca farina bianca.

Tagliare il pane a pezzi e metterlo in ammollo nel latte tiepido per circa 2 ore. Levare la pelle delle lucaniche, tagliare a piccoli dadi lo speck e la coppa, tritare il prezzemolo e l'aglio e unire il tutto al pane.
Insaporire con sale, pepe, noce moscata, grana grattugiato e mettervi le uova. Amalgamare il tutto usando le mani e, spolverando con la farina bianca, confezionare delle palline leggermente più piccole di quelle del biliardo. Far cuocere a fuoco lento nel brodo di carne e servire con abbondante grana e burro spumeggiante aromatizzato con salvia o, come vuole la tradizione, con lo stesso brodo di cottura.

Ingredienti: 2kg di carne di fesa di manzo, 100gr di sale grosso, 8 foglie di alloro, 5 bacche di ginepro, 6 spicchi d'aglio, 20 grani di pepe, poco rosmarino.

Si usa la fesa di manzo ben frollata, perfettamente priva delle pelli e del grasso, che taglieremo in tre parti 'passandola' in un composto di sale grosso (50gr per ogni chilogrammo di carne), alloro, pepe nero in grani, bacche di ginepro, aglio a spicchi schiacciato e poco rosmarino. Disporre quindi la care in un recipiente di plastica o vetro, cilindrico, schiacciando con un coperchio sopra il quale mettiamo un peso; questa operazione ha lo scopo di pressare la carne in modo che ne fuoriesca l'acqua, assimilando gli aromi.
Dopo circa 10 giorni la carne 'salada' è pronta da servire. Ricordare che il successo del piatto è in buona parte dovuto al taglio sottile delle fettine (è necessario l'uso dell'affettatrice).
La stessa carne può essere usata come secondo piatto tagliandola a fette più grosse, appiattendola con l'apposito batticarne e cotta ai ferri dopo averla 'passata' leggermente nell'olio d'oliva.
Servirla in questo caso con fagioli borlotti o saluggia, lessati e conditi con olio vergine di oliva, sale e pepe.

Ingredienti: 500gr di mollica di pane gratuggiato, 1 cipolla, 1dl di olio di oliva, 200gr di cotica di maiale, 100gr di midollo di manzo, 1l e 1/2 di brodo di manzo, 3 luganeghe di maiale, 20gr di pepe, sale, 100gr di grana trentino.

Dopo aver fatto rosolare la cipolla tritata in olio di oliva, si aggiunge la cotica di maiale tagliata a piccoli pezzi facendo tostare per circa 10 minuti.
Unire quindi il midollo precedentemente sciolto a fuoco lento e setacciato; aggiungere il pane gratuggiato e rosolare per qualche minuto.
Bagnare con il brodo freddo e far bollire per circa un'ora, unire le 'luganeghe' forate con una forchetta, il pepe, il sale e rimettere a bollire ancora per un'ora.
Insaporire con grana gratuggiato e servire molto caldo con la 'luganega' tagliata a fette piuttosto grosse e polenta gialla.

Ingredienti: 1kg di spaghetti, 1dl di olio di oliva, 3 spicchi d'aglio, 3 peperoncini, 1hg di pomodoro pelati, 2hg di molche, sale, pepe, prezzemolo tritato.

Le molche si ottengono dalla 'sansa' che rimane nel torchio dopo aver spremuto l'oliva e ricavato l'olio. Il gusto leggermente amarognolo ed il profumo caratteristico danno alla salsa un'impronta molto gustosa.
Si prepara l'olio caldo con aglio e peperoncino che vengono levati prima di aggiungere i pomodoro pelati tritati e, se disponibile, del sugo di carne, nonché le molche. Aggiustare con sale e pepe.
Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata bollente (preferibilmente al dente) e saltarli in padella con la salsa precedentemente approntata. Si sconsiglia l'uso del formaggio grattugiato, che tende a sovrapporsi al delicato gusto delle molche. Servite spolverando con prezzemolo tritato.

Ingredienti: 1 fiocco di manzo (capel del prete), 1 gambo di sedano, 1 carota, 1 cipolla, 3 spicchi d'aglio, maggiorana, 30gr di funghi secchi, chiodi di garofano, 1l di Cabernet, 1dl di olio di oliva, 100gr di farina, alloro, sale, pepe, 1l di brodo di carne.

Si mette a marinare la carne per 24 ore con il vino, sedano, carote, cipolle, spicchi d'aglio schiacciati, maggiorana, chiodi di garofano, funghi, pepe in grani, alloro.
Levare la carne dalla marinatura scolandola bene, 'passarla' nella farina e rosorarla nella padella di ferro con olio a fuoco vivace.
In una casseruola si mettono le verdure della marinatura scolate dal vino, lasciarle rosolare ed aggiungere la carne bagnandola con il Cabernet. Lasciar evaporare, bagnare con il brodo o, se possibile, fondo bruno, insaporire con sale e pepe.
Dopo circa due ore di bollitura a fuoco lento, levare la carne e passare il fondo di cottura all'apposito passaverdura in modo da ottenere un sugo denso e profumato.
Tagliare la carne a fette piuttosto spesse e servirle ben ricoperte di salsa.
Buon accostamento la polenta gialla abbrustolita ed i funghi di bosco trifolati.

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Ristorante Alla Lega
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Lunedì - Venerdì 18.30 - 22.30
Sabato e Domenica 12.00 - 14.00
18.30 - 22.30